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"Fratelli d’Italia"

Mostra per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia

Classe Terza E


Il progetto di ampliamento dell’offerta formativa intitolato "Fratelli d’Italia" è stato realizzato nella Classe Terza E della nostra scuola ed è stato l’occasione per celebrare l’ anniversario dell’Unità d’Italia. Nelle settimane che hanno preceduto il 17 marzo i ragazzi hanno analizzato le biografie di personaggi celebri e meno celebri che hanno lasciato, nei 150 anni della ancora giovane storia italiana, una traccia nella cultura, nella società, nello spettacolo, nell’economia. Lo studio di questi protagonisti è stato l’occasione per conoscere, analizzare, riflettere sulle vicende che hanno caratterizzato il percorso talvolta accidentato della nostra nazione. I temi prescelti nella selezione dei "Fratelli d’Italia" sono stati la cultura, i giovani, la solidarietà, l’unità e l’appartenenza.Gli studenti hanno preparato con i materiali della loro ricerca alcuni cartelloni che sono stati esposti in una mostra nei locali della nostra scuola e nell’atrio del Comune di Quartu Sant’Elena in via Eligio Porcu, su iniziativa dell’Assessore alla Pubblica Istruzione Dottoressa Antonella Pirastru. Inoltre il 23 Marzo 2011 hanno partecipato, con tutte le scuole cittadine, alla manifestazione promossa dal Comune di Quartu Sant’Elena nella sede del Consiglio Comunale per celebrare l’evento con i giovani quartesi.

Questo è il testo del lavoro proposto nel corso della cerimonia.

Presentazione

Anche noi alunni della Terza E abbiamo voluto festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia con una mostra che abbiamo intitolato "Fratelli d’Italia". Lo scopo del nostro lavoro è stato quello di ricordare, attraverso le loro storie, i tanti italiani che, nel corso di questi 150 anni, hanno operato con il loro cuore e la loro intelligenza, hanno ragionato, vissuto esperienze, scritto per la nostra Italia. Aiutati dalla nostra insegnante abbiamo cercato in internet, nei giornali e nei libri documenti scritti, filmati, immagini che ci hanno permesso di conoscere e spesso ammirare questi nostri "Fratelli d’Italia". Molti li avevamo sentiti nominare nei libri di Storia, a scuola, in televisione, tanti altri erano per noi del tutto sconosciuti. Nella nostra ricerca abbiamo selezionato le tematiche e i personaggi più o meno illustri che meritassero un posto nei nostri cartelloni. Così ci siamo divisi i compiti e ognuno di noi ha svolto la ricerca in un settore della cultura e della vita quotidiana, nell’arte o nello spettacolo. Abbiamo così conosciuto Maria Montessori e Alberto Manzi, Emilio Lussu e Giovanni Falcone, Renzo Piano e Guglielmo Marconi, Grazia Deledda e Rita Levi Montalcini, Piero Calamandrei e Pellegrino Artusi. Poi, dopo una riflessione in classe, ci è sembrato giusto ricordare non solo i personaggi illustri, ma anche i tanti italiani che hanno sempre considerato l’Italia come la loro patria ma non trovano spazio nei libri di Storia, non sono "Famosi". Dalle pagine dell’antologia e dai documenti web abbiamo scelto alcune vicende vissute che rappresentano secondo noi la vita, i problemi ma anche i tanti momenti di solidarietà e di condivisione che hanno unito gli Italiani: la lotta alla mafia, l’emigrazione con il ricordo di due tragedie, il naufragio della motonave "Sirio" e l’incidente nella miniera di Marcinelle a Charleroi in Belgio, in cui morirono tanti nostri concittadini. Ma l’evento che abbiamo scelto, quello che rappresenta meglio l’idea che ci ha guidato è quello degli "Angeli del fango". Nel 1966, quando ci fu l’alluvione a Firenze, tantissimi giovani italiani decisero di raggiungere la città così duramente colpita con il solo obiettivo di dare una mano, aiutare le persone ma soprattutto salvare l’immenso patrimonio artistico e culturale che non era solo di Firenze, ma era patrimonio dell’Italia.

Vogliamo perciò proporvi le testimonianze di alcuni nostri "fratelli".

  1. L'Italia è l'unico Paese al mondo in cui è nata prima la cultura e poi la Nazione, ha tenuto insieme la lingua e la cultura. Prima viene Dante e, secoli dopo Cavour. Prima la lingua, poi la nazione. È la straordinaria bellezza del nostro Paese e dei nostri artisti che ci unisce. Dobbiamo esserne fieri. (Roberto Benigni - Sanremo 2011)
  2. Noi italiani siamo come dei nani sulle spalle di un gigante, tutti. E il gigante è la cultura, una cultura antica che ci ha regalato una straordinaria, invisibile capacità di cogliere la complessità delle cose. Articolare i ragionamenti, tessere arte e scienza assieme, e questo è un capitale enorme. E per questa italianità c'è sempre posto a tavola per tutto il resto del mondo. (Renzo Piano)
  3. Il messaggio che invio, e credo anche più importante di quello scientifico, è di affrontare la vita con totale disinteresse alla propria persona, e con la massima attenzione verso il mondo che ci circonda, sia quello inanimato che quello dei viventi. Io dico ai giovani: non pensate a voi stessi, pensate agli altri. Pensate al futuro che vi aspetta, pensate a quello che potete fare, e non temete le difficoltà: io ne ho passate molte, e le ho attraversate senza paura, con totale indifferenza alla mia persona. (Rita Levi Montalcini)
  4. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza. (Antonio Gramsci)

Gli angeli del fango

È l’alba del 4 novembre 1966 quando, dopo alcuni giorni di piogge intense e ininterrotte, l’Arno rompe gli argini a Firenze: l’acqua inonda le strade e sale fino ai primi piani delle case: una targa, ricorderà il punto più alto raggiunto dall’ondata di piena: 4 metri e 92 centimetri. Tutti i musei, le chiese, i luoghi d’arte sono allagati. Il Crocifisso di Cimabue della Basilica di Santa Croce, gravemente danneggiato dall’acqua e dal fango, diventa simbolo della tragedia che colpisce non solo la popolazione, ma anche l’arte e la storia. Le acque si ritireranno due giorni dopo, lasciando Firenze sepolta e imbrattata da fango. Decine di persone sono morte, mancano l’acqua, i viveri, l’energia elettrica. Ma, nell’immenso disastro, sorge immediato e prepotente uno spirito di solidarietà che coinvolge non solo i fiorentini, ma anche volontari provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo: si comincia a spalare il fango, a distribuire i viveri e, con straordinario spirito di sacrificio, migliaia di giovani si dedicheranno a recuperare dal fango i quadri, i libri, le opere d’arte, dando il loro contributo decisivo per salvare il patrimonio artistico di Firenze, così gravemente danneggiato dallo scempio dell’alluvione. Per la loro commovente dedizione e solidarietà, furono soprannominati "gli angeli del fango".

Testimonianza di Carla Faralli 2 febbraio 2007

Frequentavo il liceo classico 'Galvani' e un giorno ci venne comunicato dai professori che i libri più preziosi della Biblioteca Nazionale di Firenze erano stati portati, dopo una sommaria pulitura, alla manifattura tabacchi di Bologna, per essere ben asciugati prima del restauro. Chi voleva collaborare doveva dare il proprio nome per poi organizzare i turni. Fui tra i primi ad offrirmi: ricordo lunghe giornate passate ad aprire con il phon le pagine bagnate, ad infilare in mezzo ad ognuna una carta assorbente, per poi collocare i libri nell'essicatoio e, una volta asciutti, togliere la carta assorbente e scatolarli per essere rimandati a Firenze. Arrivavo alla fine del mio turno stanchissima, ma con la sensazione di aver avuto tra le mani dei gioielli, sensazione avvalorata dal fatto che prima di uscire ci controllavano ben bene!

Testimonianza di Claudio Armati 2 novembre 2006

Sono di Bergamo e a quel tempo, avevo 24 anni, frequentavo l'Università di Bologna. Essere così vicini ad un evento che metteva a repentaglio, oltre che i beni delle persone, anche un patrimonio inestimabile mi ha spinto a prendere il treno e a recarmi a Firenze dove ho lavorato al recupero dei libri e delle raccolte di giornali dai sotterranei della Biblioteca nazionale. Il mangiare, il rispetto delle più elementari norme d'igiene, venivano dimenticate perchè quei documenti, la storie che essi raccontavano, ci chiamavano e non potevano aspettare; dovevano arrivare alla luce e alle cure degli altri volontari e volontarie che delicatamente li sfogliavano nelle sale dei piani più alti risparmiati dalle acque... Quel giorno, man mano ci si avvicinava all'Arno, si entrava in uno scenario dantesco, un incubo: il regno della bellezza trasformato in un mare di fango. Altri ricordi: lo spirito che ci univa tutti, militari e non, che ci esaltava e non ci faceva sentire la fatica.

Testimonianza di Maria Lia Papi 7 novembre 2006

Tornavamo a casa con l'odore acre della poltiglia melmosa che tutto aveva ricoperto e stanchi da morire, ma felici di aver fatto qualcosa di utile nel nostro piccolo e di averlo fatto insieme a tanti altri ragazzi di allora. Questo era importante ed era importante anche aver vinto la resistenza e la paura delle famiglie, non sempre contente di vederci partire un po’ allo sbaraglio organizzativo. Sparsi per le cantine cittadine, non ricevemmo alcuna vaccinazione ed eravamo appena equipaggiati dell'indispensabile, ma nessuno di noi avrebbe mai pensato a precauzioni di alcun genere, ci guidava solo l'entusiasmo e la voglia di esserci.

Testimonianza di Andrea Innocenti

"Lacrime, rabbia, sensazione d'impotenza, ingoiate tutte insieme in un'umida mattinata di novembre. Ero completamente confuso: non mi ero mai trovato in una situazione simile. Poi arrivò l'alba del giorno dopo, e con essa la maturazione della voglia di reagire, di combattere in qualche modo il corso delle cose. Come non lo sapevamo: noi, fortunati noi, lambiti solamente dall'onda di piena, praticamente illesi, volevamo fare qualcosa... Dopo qualche giorno... sentimmo che cercavano volontari per togliere il fango alla Biblioteca Nazionale e il giorno dopo eravamo lì. Ci fu indicato dove posizionarci in quell'incredibile ed enorme catena umana che stava spostando volumi dal piano inferiore a quello superiore. Non ricordo di dove erano quei ragazzi accanto a me, certamente molti non erano italiani, ma so che nacque subito una spontanea simpatia tra tutti. Bellissimo, per esempio, era il rito della nutrizione della catena: c'erano tre ragazzi che, ogni tanto, percorrevano tutta la catena offrendo un morso di un panino ed un sorso di vino. Era straordinario avvertire, come tanti ragazzi, di diversa nazionalità e forse estrazione sociale, fossero divenuti un unico corpo. Poi dopo il diluvio, come una speranza, ricominciarono i giorni di sole e quell'umido che ci aveva preso l'anima cominciò pian pianino ad andarsene via; la vita aveva ripreso così il suo corso naturale. Ma quell'odore inconfondibile di limo misto a gasolio ed altro, un po' mi è rimasto dentro. Ci sono giorni infatti che, forse a causa della grande umidità, in alcune vie del centro ho modo d'incontrarlo ancora e sempre mi chiedo "chissà dove sono finiti tutti quegli splendidi ragazzi!".

Fonte delle Testimonianze: Università di Bologna