Sebastiano Satta
Il Plesso di Via Vespucci, inaugurato nel 1954 come prima scuola media della città, è intitolato al poeta nuorese Sebastiano Satta.
"Barbaricino" di razza, Poeta dei Sardi: in questo modo viene ricordato da Vincenzo Soro, che lo conobbe quando fu colpito dalla malattia che aveva reso ancor più amara la sua vita, dopo la morte prematura della figlioletta. Nato a Nuoro nel 1867, fra il 1887 e il 1888 il servizio militare a Bologna gli permette di entrare in contatto con la poesia carducciana che lo influenza notevolmente. Avviato dal padre agli studi di legge, si laurea in Giurisprudenza nel 1894 a Sassari, che in quel tempo era un centro di vita politica e culturale.
Tra il 1890 e il 1894 si prodiga in una intensa attività giornalistica. Collabora con "La Nuova Sardegna" e con Gastone Chiesi fonda un giornale, "L’isola", che ebbe però vita breve. In esso i due intellettuali propongono un "pezzo forte", un’intervista a tre banditi dell’epoca che poi viene ristampata dalla Tipografia Gallizzi per la sua grande popolarità. Nel 1893 pubblica le sue prime otto liriche in una raccolta intitolata "Nella terra dei nuraghes". Dello stesso anno sono i "Versi ribelli", otto liriche che riproducono le impressioni e gli stati d’animo di un Soldato Sardo esule in una terra lontana. In esse racconta la nostalgia, la disperata fame e sete dell’isola selvaggia, triste, sola e povera: il mal di Sardegna.
Nel 1894 inizia a Nuoro la sua carriera di avvocato, che svolge con grande senso di umanità e di giustizia, sempre dalla parte dei più deboli. Nella avvocatura, con la quale si procura una vasta popolarità, dimostra le sue doti di eloquenza che infiammavano i concittadini e di cui si serviva per denunciare con veemenza i mali della società e per esprimere la speranza di riscatto dei Sardi.
Nel 1906 si sposa con Clorinda Pattusi, da cui ha due figli: Raimonda, morta prematuramente, e Vindice. Nel 1908 viene colpito da apoplessia. Costretto a lasciare il foro a causa della paralisi che lo lascia quasi privo della parola ma lucidissimo, si dedica completamente alla poesia. Muore a Nuoro nel 1914.
Le sue opere più note sono le raccolte di poesie "Canti barbaricini" del 1910 e i "Canti del salto e della tanca", pubblicati postumi nel 1924. Nelle sue liriche egli dà voce a un intero popolo di cui esprime tutte le sofferenze; intuisce l’avvento della modernizzazione in atto nell’isola, ma coglie con nostalgia i caratteri più tipici e autentici della sardità.
La città di Nuoro ha dedicato al poeta alcuni monumenti, opera di importanti artisti isolani: è del 1934 il monumento di Francesco Ciusa sul colle di S. Onofrio. Nel centro storico è stata realizzata la piazza Satta, progettata dallo scultore Costantino Nivola e sulla cui pavimentazione di granito si ergono rocce naturali dell’Ortobene che contengono, in alcune nicchie, piccoli bronzi che ritraggono il poeta nei momenti di vita quotidiana. Sulla piazza si affaccia anche la casa del poeta.
BIBLIOGRAFIA
Vincenzo Soro - "Sebastiano Satta, l’uomo, l’opera" - Edizioni Della Fondazione Il Nuraghe - Cagliari, 1926
Sebastiano Satta - Canti - Ilisso - Nuoro, 2003
La Piazza Satta fotografata durante una visita guidata